mag 16, 2012
L'Avvocato del Diavolo
Film del 1997, regia di Taylor Hakford con un cast stellare: Al Pacino, Keanu Reeves, Charlize Theron. La storia inizia quando Kevin, un giovane avvocato, riesce a far scagionare un professore accusato di pedofilia contro il quale erano state portate prove schiaccianti. Questo successo è il trampolino di lancio per la sua carriera, infatti gli viene offerto un posto in uno dei più prestigiosi studi legali di New York, dove entusiasta si trasferirà insieme alla moglie Mary Ann.
Subito Kevin entra nelle grazie di John Milton, capo dello studio legale; gli viene offerta una bellissima casa e viene inserito nell'alta borhesia cittadina. Se però questo per il giovane avvocato sembra la realizzazione di un sogno, in modo direttamente proporzionale Mary Ann, la moglie, cade vittima di sconforto e depressione. John Milton sembra quindi essere artefice della vita di successo di Kevin e allo stesso tempo carnefice di quella di Mary Ann e molti altri; quest'uomo affascina e impaurisce il giovane avvocato che non sà più che direzione deve prendere. Il mistero si scioglie con l'arrivo della madre di Kevin e la scoperta che Milton è suo padre, e non solo. Lui è il diavolo. Sarà solo grazie all'amore per Mary Ann che Kevin riuscirà a liberarsi di quest'ingombrante figura paterna...o almeno così sembrerebbe.
Questo thriller si costruisce pezzo dopo pezzo, facendo dubitare fino alla fine di essere sulla giusta strada per la soluzione, anche perchè, tranne nelle ultime scene, mai si sarebbe arrivati a pensare con certezza ad un risvolto fantastico della storia. Una storia che non vuole farsi predicatrice di moralismo o etica ma semplicemente indaga la natura dell'uomo. Di fatto il diavolo non viene presentato come un personaggio negativo, non fa nulla di male, anzi offre quello che sembra tutti vogliano: successo e soldi. E' l'uomo che nella sua debolezza non riesce proprio a non cedere alle tentazioni, e anche se alla fine sembra capire cosa sia veramente importante, non riesce comunque a trovare la felicità. Nella scena finale infatti si vede Kevin che, nonostante abbia imparato a scegliere l'amore di Mary Ann, cede alla vanità di raccontare la sua storia ad un giornalista che vuole fare di lui un caso mediatico ma altri non è che il diavolo che tenta la via di un nuovo peccato.
"Io sono un fanatico dell'uomo, sono un umanista! Sono probabilmente l'ultimo degli umanisti. E chi, sano di mente, potrà mai negare che il XX secolo è stato interamente mio?"
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mag 04, 2012
Hunger
A distanza di quattro anni dall'uscita americana approda anche in Italia il primo film di Steve McQueen, Hunger. A volte lo spettatore si dimentica che il cinema è un'arte, ma fortunatamente ci sono registi che con poche semplici inquadrature sono in grado di catturare una miriade di emozioni contrastanti travolgendo l'anima e il corpo di chi è seduto in sala.
Il film vincitore della Caméra d'or per la miglior opera prima ha come protagonista un, anzi il, diritto fondamentale di ogni uomo, la libertà, incarnata nella figura di Bobby Sands, un'attivista nordirlandese aderente all'IRA, che dopo anni di vistose proteste muta radicalmente strategia scegliendo lo sciopero della fame come estremo tentativo per ottenere le tanto agognate rivendicazioni.
Il maggior pregio di Hunger risiede indubbiamente nell'eleganza e nell'accuratezza delle inquadrature tanto da rendere inutile qualsiasi parola; la panoramica della cella di due attivisti è sufficiente a mostrare la loro determinazione e forza di volontà, le torture subite dagli irlandesi evidenziano fin dove può spingersi la crudeltà dell'essere umano ma l'inquadratura più struggente è il sorriso che si forma sul volto di Bobby Sands, un intenso Michael Fassbender, dopo l'ennesimo pestaggio, a dimostrazione di come nulla possa spezzare un uomo se crede fermamente in ciò per cui combatte.
Il tema trattato, la creazione di un'unica Irlanda, non consente di individuare chi abbia ragione e chi torto poichè entrambe le parti hanno validi motivi per sostenere la loro causa e, inevitabilmente, il conflitto si radicalizza a tal punto che i due schieramenti cercano di prevalere con la forza. Il regista abilmente mostra, nel bene e nel male, gli eroici sforzi degli indipendentisti e attraverso la parabola di Bobby Sands invita ognuno di noi a vivere secondo i propri ideali, perchè sono questi a dare un senso alla nostra esistenza.
La crescita artistica del regista è continuata con il controverso Shame, una vera e propria opera d'arte; finalmente l'ambiente cinematografico ha trovato un nuovo Raffaello!
Maestro Shifu
10:04 Scritto da: maestroshifu in Recensioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Homeland
Per ora si può parlare solo della prima stagione di questa nuova serie tv della Showtime che, però, ha registrato già solo al suo debutto 1,38 milioni di spettatori facendo dell'episodio pilota il più visto degli ultimi otto anni sul network della casa di produzione.
Numeri a parte, Homeland è riuscita anche ad inserirsi nella mia personale top ten delle serie televisive; sicuramente parte del merito è da cercare nel genere, thriller psicologico, ma anche, e soprattutto nella perfetta armonia e fluidità con cui sono collegati colpi di scena, sentimenti, psiche e passaggi chiave. I temi fondamentali, ma ci tengo a ribadire non esclusivi, sono la fiducia e il confine sottile tra pazzia e genialità.
La fiducia, o guardando il retro della medaglia il dubbio, che è indispensabile ma irrealizzabile nei rapporti umani. Carrie, agente della Cia che soffre di bipolarismo, sospetta che Brody, marines liberato e sopravvissuto a otto anni di prigionia in Iraq, sia stato convertito da Al-Qaeda e tenta l'impossibile per dimostrare al mondo, e a sè, che non sbaglia. Ma il dubbio di Carrie si allarga lentamente come una macchia d'olio andando ad ungere anche i rapporti che credeva più sicuri, portandola ad affrontare ogni minima questione come fosse il tassello mancante di un puzzle irreale...o forse no.
Qui entra in gioco il secondo tema, pazzia/genialità; perchè la ragazza bipolare e agente della Cia è instabile, impulsiva e folle nella sua ricerca di una risposta ma proprio per questo si rivela poi essere l'unica in grado di guardare oltre ogni situazione, l'unica a non avere limiti relazionali o sociali ( e forse anche mentali) che ostacolino la risoluzione del caso.
A mio parere, questa è una serie tv che merita di essere vista, nella speranza che le successive stagioni mantengano il livello della prima.
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09:58 Scritto da: maestroshifu in Serie Tv | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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apr 23, 2012
Diaz - Don't Clean Up This Blood
Disgusto. Orrore. Vergogna. Incredulità. Tradimento. Sfiducia.
Queste sono - o dovrebbero essere - le reazioni al termine della proiezione del nuovo film di Daniele Vicari, ma non per la scarsa qualità della pellicola bensì per la straordinaria capacità con cui ha saputo raccontare i tragici eventi della notte tra il 21 e il 22 luglio 2001 nella, ormai tristemente famosa, scuola Diaz.
Nonostante l'aggressione e la violenza dei poliziotti nei confronti dei manifestanti inermi abbia un ruolo fondamentale nel film, il regista ha preferito soffermarsi maggiormente sulle ore immediatamente precedenti e successive al fatto, per analizzare da vari punti di vista - un anziano, un giornalista, un black block, un'organizzatrice, un poliziotto - come sia stato possibile giungere " alla più grave sospensione dei diritti civili in un Paese Occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale ".
Il maggior pregio di questo film è dato da una mancanza: le parole. Sia chiaro non è un film muto, ma i dialoghi presenti hanno un peso infinitesimale poichè la forza comunicativa è affidata quasi interamente all'azione e agli sguardi dei vari protagonisti; in particolare emerge con una potenza espressiva senza precedenti Jennifer Ulrich, che interpreta l'organizzatrice Alma, capace con la sua fragilità di far vivere in prima persona le torture, fisiche e psicologiche, subite.
Il film può essere considerato un atto rivendicativo nei confronti della libertà di espressione e di manifestare - pacificamente - per i propri ideali; è anche un'analisi delle degenerazioni che colpiscono l'essere umano quando non è più in grado di controllarsi, a causa della rabbia nei confronti delle istituzioni o per il sadico gusto di creare disordini come avviene per i black block, oppure, ancor più grave, per un abuso di potere come avviene per i poliziotti.
Ciò che ferisce di più in questo film è la consapevolezza da parte dei manifestanti di essere stati traditi proprio da quelle autorità che avevano giurato di proteggerli; da episodi del genere è difficile riprendersi e avere il coraggio di continuare a battersi per i prorpi ideali, ma la libertà e la coscienza di se stessi è ciò che distingue l'uomo da qualsiasi altro animale ed è per questo che è disposto a morire pur di non perderli.
Maestro Shifu
19:46 Scritto da: maestroshifu in Recensioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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apr 17, 2012
Lost
Più di sedici milioni di spettatori per ciascun episodio alle prime messe in onda della prima serie, Obama che sposta il discorso al Congresso perchè sarebbe stato in concomitanza con la prima puntata della sesta stagione, libri, videogiochi, reality game e dibattiti, tutto questo e molto altro ancora, è Lost.
Difficile etichettare o tentare di spiegare questa serie, già parlare di serie tv infatti sembra riduttivo, perchè sembra più che altro trattarsi di una sorta di esperienza mistica, sicuramente immancabile nel bagaglio personale. In tutte le sei stagioni il mistero, i dubbi, la voglia di capire si infittiscono in una trama sempre più contorta e difficile da sbrigliare; ogni episodio getta il seme per qualcosa che sarà sviluppato in seguito e che andrà ad ingarbugliare la matassa facendo crollare ogni possibile spiegazione che si tentava di trovare, lasciando lo spettatore incredulo e continuamente impegnato a spremere le meningi per trovare un senso, anche solo lontanamente, logico.
L'ultimo episodio infine è aut aut, o lo si è amato o odiato. Molti hanno discusso a riguardo, cercando spiegazioni fisiche e filosofiche, altri hanno proposto finali alternativi, altri ancora hanno cercato di far quadrare tutta la serie ma, a mio parere, la bellezza di Lost non è nel cercare spiegazioni o mancanze ma viverlo, farsi trasportare dall'imprevedibilità e stare a vedere come si conclude. E il finale di questa serie capolavoro non sembra affatto essere da meno, sostiene la necessità di vivere la vita come un percorso, circondandosi di persone care, ciascuna delle quali occupa un preciso posto e svolge un particolare ruolo, e affiancarsi ad una in particolare, fidarsi anche se sembra estremamente difficile, di lei, amarla e lasciarsi amare.
La fiducia è uno dei temi principali, che in ogni singolo episodio è messa in discussione e non si sa mai se sia ben riposta ma sicuramente è la chiave per arrivare a mettere la parola fine senza dubbi o rimpianti e per non affrontare l'ultimo viaggio da soli.
"Ci vediamo in un'altra vita fratello"
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17:28 Scritto da: maestroshifu in Serie Tv | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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apr 13, 2012
Mystic River
Jimmy, Dave e Sean sono tre bambini cresciuti nella stessa città, amici fino a quando un uomo rapisce uno di loro per tenerlo prigioniero e violentarlo. Dave riesce a fuggire ma da quel momento qualcosa si è irrimediabilmente incrinato nel profondo della sua mente e nel rapporto con gli altri due ragazzi. I tre si riincontreranno molti anni dopo, adulti con alle spalle percorsi totalemente diversi, quando la figlia di Jimmy viene trovata morta. Le indagini, i crescenti dubbi, il riaffiorare dei ricordi porteranno a vedere in Dave il probabile omicida, in un crescendo di tensione che porterà ad un finale solo apparentemente risolutore.
Clint Eastfood ci ha regalato un'altra perla, un film che sottilmente parla di predestinazione, di quell'impossibilità di cambiare un destino che sembra essere scritto, dagli altri. Dave, dopo il trauma, da subito non può che essere il maggior indiziato; Jimmy, ex galeotto, violento per eccellenza non può che sfogare il dolore per la perdita della figlia con un gesto estremo e disumano e a Sean non è mai concesso di uscire dal ruolo di poliziotto, nonostante i tre siano legati da una vecchia amicizia. E anche il finale sembra d'obbligo, non ci sarebbe potuta essere altra soluzione, a meno che ogni figura in gioco fosse stata disposta a fare un passo indietro.
Il regista riesce a creare nello spettatore quella voglia di intervenire, di alzarsi della poltrona e spiegare ad ogni personaggio di rallentare, che si sbaglia, ma proprio l'impossibilità di un epilogo sereno aumenta la carica emotiva regalata da questo thriller che è anche in grado di mostrare la profondità dell'animo umano con le sue luci e le sue ombre. Per 137 minuti si rimane con il fiato sospeso, si cercano espedienti e alibi che portino a una via di fuga, che però non ci può essere.
"A volte penso che ci siamo saliti tutti e tre insieme in quella macchina".
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13:38 Scritto da: maestroshifu in Recensioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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apr 09, 2012
L'Attimo Fuggente
" Non leggiamo e scriviamo poesie perchè è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perchè siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore, sono queste le cose che ci tengono in vita."
Queste sono le parole di John Keating, un memorabile ed emozionante Robin Williams, professore di letteratura inglese, ultimo arrivato alla Welton Academy dove rigore e antichi valori sono di casa. Keating con un metodo d'insegnamento rivoluzionario e appassionato riuscirà ad ispirare i suoi allievi facendogli riscoprire la bellezza e la potenza dell'arte.
Si perchè questo film è arte che parla dell'arte, la poesia è solo una delle innumerevoli forme di espressione che l'essere umano può sfruttare per realizzarsi; come capiranno i giovani studenti ai quali è sempre stato insegnato a reprimere passioni e voglia di mettersi in gioco, la cui personalità è un urlo interiore che non riesce a trovare sfogo. La memorabile scena nella quale il professor Keating mostrando le fotografie di vecchi alunni sussurra alle spalle dei giovani "carpe diem" suona come un sibilante monito, ma non a godere il più possibile della vita freneticamente, bensì a percorrere la strada che si è scelta a passi lenti, assaporando ogni odore e sensazione, certi che alla fine del viaggio non ci si guarderà indietro. Che poi il personaggio di Robin Williams sia emblematico, spinto fino all'esagerazione con gesti come strappare petulanti introduzioni dei libri di testo o alzarsi in piedi sulla cattedra per mostrare il cambio di prospettiva, è una provocazione che però, proprio grazie alla sua irriverenza riesce nel proprio intento.
L'Attimo Fuggente può essere letto in innumerevoli modi diversi ma comunque la si pensi, da qualsiasi cattedra lo si guardi, all'apparire dei titoli di coda sorge la consapevolezza, anzi il ricordo, di essere esseri umani con un'individualità unica e bisognosa di una valvola di sfogo, di un appagamento estetico che può essere regalato solo da una poesia, un quadro, una melodia o un bel film.
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22:42 Scritto da: maestroshifu in Recensioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Titanic 3D
15 aprile 1912: il Transatlantico Titanic, la " nave dei sogni ", con a bordo più di 2200 passeggeri, si inabissa nelle gelide acque dell'Oceano Atlantico a causa della collisione con un iceberg, trascinando con sè tesori, segreti e speranze di centinaia di persone...
James Cameron, regista di Aliens e Terminator 2, racconta questa tragedia attraverso l'incontro e la reciproca scoperta di due mondi diversi e inconciliabili: Jack e Rose. Sarà proprio quest'ultima, dopo una vita intera, a riportare a galla i misteri e a " far vivere col cuore " il naufragio del Titanic.
Rose, un'aristocratica ereditiera, è inizialmente stritolata da un presente e da un futuro già scritti e soffocata dall'onere di risollevare le sorti della famiglia al punto di volersi gettare nell'Oceano, ma l'incontro casuale ( ? ) con Jack, pittore bohemien squattrinato, le permetterà di comprendere il vero senso della sua esistenza, consentendole di scardinare i dogmi che la imprigionavano, e la salverà " in tutti i modi in cui una persona può essere salvata ".
Questo kolossal non è semplicemente una storia d'amore nè una rigorosa trasposizione storica ma offre una vivida ricostruzione di un'epoca di nobiltà e miseria, eleganza e umiltà; questa divisione classista, però, non costituisce un ostacolo al lavoro di introspezione del regista che riesce a mostrare come trasversalmente di fronte alla morte, necessità, amore e fortuna emerga la vera natura dell'uomo.
Non manca il tributo del papà di Avatar alla sua grande passione, il mare, e l'uso degli effetti speciali, di cui è uno dei massimi esponenti, non è autocelebrativo ma sapientemente finalizzato ad accrescere la carica emotiva di alcune scene, come per l'effetto claustrofobico e di puro terrore nei corridoi inondati dall'acqua e per il senso di vuoto e di panico durante l'inabissamento della nave.
Tutto questo è impreziosito dall'efficace riconversione in 3D - affidata a un team di 300 esperti per un totale di 60 settimane di lavoro e 18 milioni di budget - che assicura una profondità e una nitidezza delle immagini mai raggiunta fin'ora, dando l'impressione allo spettatore, appena uscito dalla sala, di non aver visto un film sul Titanic, ma di esserne appena sceso.
Titanic indubbiamente rimarrà nella storia del cinema per la sua straordinaria capacità di suscitare pura emozione, per essere uno spettacolo non solo per gli occhi, ma anche per il cuore.
" Salti tu, salto io! "
Maestro Shifu & ...
12:10 Scritto da: maestroshifu in Recensioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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apr 08, 2012
127 Ore
Il titolo, già di per sè emblematico, si riferisce al tempo trascorso in una gola del Canyon dello Utah dal protagonista del film, l'alpinista Aron Ralston. Durante una delle innumeravoli escursioni un masso di roccia si stacca dalla parete intrappolando il braccio dello scalatore e costringendolo a un' estenuante lotta per la sopravvivenza in attesa dei soccorsi. Col procedere delle ore appare sempre più evidente come nessuno potrà soccorrerlo, almeno non in tempo per salvargli la vita, in quanto l'escursionista non ha informato nessuno del suo viaggio e per questo maturerà in lui la consapevolezza di dover compiere un gesto estremo, l'amputazione del braccio destro, come unica via d'uscita.
Danny Boyle, regista del pluripremiato The Millionaire e del cult Trainspotting, ha sempre amato le sfide e il confronto con tematiche che spingono l'essere umano al limite della proprie capacità, siano esse la miseria, la droga o la morte; tuttavia 127 Ore, pur nella sua drammaticità, è un urlo disperato alla vita, un inno dedicato ad ogni essere umano, affinchè sia consapevole del dono che possiede e ne apprezzi ogni momento, sia che regali gioie o dolori.
Il senso di claustrofobia e di opprimente tensione che permea tutto il film è reso eccezionalmente dalla straordinaria prova attoriale di James Franco, in quella che rimarrà la migliore interpretazione della sua carriera per l'abilità nel mostrare l'alpinista Aron Ralston, e non una sua pallida imitazione.
La staticità obbligata del protagonista non rappresenta un punto di debolezza e alcuni strepitosi tocchi di classe - il talk show immaginario e il percorso per arrivare alla bottiglietta di Gatorade in primis - conferiscono un valore aggiunto al film, a cui non manca una riflessione sul destino di ogni uomo incentrata sulle conseguenze che hanno le proprie azioni.
127 Ore offre la possibilità di condividere la determinazione, la passione e l'incoscienza - o il coraggio, dipende dai punti di vista - del suo protagonista, che nonostante la tragica esperienza continua tutt'ora a fare ciò che ama di più, ricordandosi di avvisare sempre qualcuno!
" Questa roccia è stata qui ad aspettarmi per tutta la vita... per tutta la vita sono andato verso di lei, da quando sono nato ogni mio respiro, ogni mia azione mi ha guidato fin dentro questa crepa sulla superficie della terra "
Maestro Shifu
19:13 Scritto da: maestroshifu in Recensioni | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |
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Gran Torino
E' un film diretto e interpretato da un mostro sacro di Hollywood come Clint Eastwood, che rende impossibile distinguere in quale ruolo eccelga maggiormente.
Gran Torino è una storia di razzismo? E' una storia di redenzione? O semplicemente di amicizia? Tutti questi aspetti sono armoniosamente miscelati in un cocktail duro ed emozionante dove, attraverso momenti di violenza e tenerezza, viene raccontata la parabola di un reduce che aveva lasciato fiducia e speranze in Corea.
Fin dalla prima scena, il funerale della moglie, si delinea la figura burbera e tradizionalista di Walt Kowalski che basa, quasi fieramente, la propria vita su eventi ed esperienze passate ed è ormai rassegnato all'impossibilità di potersi redimere. L'incontro/scontro - casuale o provvidenziale? - con una famiglia di " musi gialli " ha l'effetto di una pallina su un piano inclinato provocando una serie inarrestabile di eventi che portano Walt a scoprire che si può sempre " essere salvati ".
Drammaticamente straordinaria la scelta di Eastwood di attribuire a due azioni orribili la capacità di seppellire e ridar vita al lato umano di un individuo, quasi a sottolineare come umanità ed empatia siano le condizioni necessarie non solo per esistere, ma per vivere. La grande muraglia di intolleranza e diffidenza eretta da Walt, perfino o soprattutto, con la propria famiglia, viene valicata paradossalmente solo da una famiglia di Hmong, con cui arriverà a stringere un vero ed inaspettato rapporto in un climax di emozioni contrastanti fino a giungere al drammatico finale, un autentico capolavoro.
Non sorprende più la capacità di Eastwood di rendere unico e speciale l'ordinario, ricordandoci come il coraggio e il valore di un uomo sono in grado di superare qualsiasi ostacolo e l'intolleranza/pregiudizio derivino dall'ignoranza e dalla paura per il diverso.
" Quello che ossessiona di più un uomo è ciò che non gli è stato ordinato di fare "
Maestro Shifu & ...
17:40 Scritto da: maestroshifu in Recensioni | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |
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apr 04, 2012
Romanzo di una Strage
C'è chi le verità le cerca e chi le fabbrica, ed è da questo presupposto che Marco Tullio Giordana, regista de La Meglio Gioventù, guarda alla strage di Piazza Fontana, tuttora senza colpevoli.
Tra gruppi di anarchici e di estrema destra, tra politici e servizi segreti ( internazionali? ) si muove il commissario Calabresi, appena trasferito a Milano con la famiglia. La situazione già di tensione, tra manifestazioni, scioperi e attentati rivendicati da ambo le parti esplode il 12 Dicembre 1969 nell'atrio principale della Banca Nazionale dell'Agricoltura. Molte sono le cose sepolte che devono essere portate alla luce ma più il commissario scava in profondità, più si ritrova in cunicoli senza apparente via d'uscita.
Con maestria il regista è in grado di districarsi abilmente tra gli innumerevoli tasselli che compongono il puzzle di una delle pagine più oscure della nostra storia recente, mostrando con uno stile elegante e classico, ma non per questo autorevole e borioso, una verità - o presunta - per alcuni scottante, proprio per questo mai raccontata.
Si parla di romanzo non solo per la divisione in capitoli con cui viene presentata la storia, ma soprattutto perchè di una storia si tratta: complotti, omicidi, colpi di scena e insabbiamenti fanno sembrare il tutto costruito ad hoc, danno l'idea di una vicenda talmente fantasiosa da non poter essere considerata la realtà.
Unica nota negativa è l'interpretazione di Laura Chiatti, resa ancora più pallida e scialba dallo spessore dei colleghi, in particolare Pierfrancesco Favino e Valerio Mastandrea capaci di mostrarci non solo gli uomini ma anche la loro anima.
In questo film il confine tra realtà e finzione è così labile da far perdere il senso di cosa sia vero e cosa inventato; forse che il regista voglia smuovere le coscienze...
" ... come i gatti fanno con gli escrementi "
Mestro Shifu & ...
17:23 Scritto da: maestroshifu in Recensioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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apr 01, 2012
Big Fish
Big Fish, un film di Tim Burton; e questo può forse bastare a far capire allo spettatore che se vuole godere pienamente di questi 110 minuti deve lasciare uscire dalla propria mente logica e raziocinio e deve prepararsi ad entrare in un mondo che sebbene apparentemente sembri usuale, si rivela invece come l'altra faccia della medaglia.
Come per Alice nel paese delle meraviglie, dove precipitando nella tana del bianconiglio la normalità viene stravolta, fino al punto di considerarla insolita, così avviene anche scoprendo la vita di Edward Bloom. La storia inizia quando Edward è prossimo alla morte e i parenti più cari gli fanno visita, malgrado la loro volontà. Il figlio William infatti, una volta cresciuto non è più riuscito a trovare alcun legame con quel padre troppo perso in delle storie assurde e infantili che racconta continuamente pretendendo che vengano prese per vere. La cosa che fa infuriare il ragazzo è però, che nessuno oltre a lui sembri infastidito dall'ennesimo racconto del gigante buono, della vita nel circo, del villaggio incantato nella foresta o del continuo tentativo di prendere quel "big fish" che nemmeno esiste.
Il nodo della questione in realtà è proprio quello, per capire Edward, per prendere il pesce più grande del lago non bisogna cercare alcuna spiegazione, si deve semplicemente scoprire che magia e realtà possono legarsi se si riesce a trovare un modo diverso di ascoltare e guardare. Edward Bloom ha forse vissuto una vita normale, con drammi e noie di tutti, nessuno lo sa e soprattutto nessuno vuole saperlo perchè "a furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa le sue storie. Esse continuano a vivere dopo di lui, e così egli diventa immortale."
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15:00 Scritto da: maestroshifu in Recensioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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mar 28, 2012
Bianca
" Ma le cose mica bisogna provarle per sapere se vanno bene oppure no: lo si può prevedere, così non si fanno errori! "
Il quarto lungometraggio di Nanni Moretti è un autentico gioiello, unico come il personaggio interpretato dallo stesso regista, Michele Apicella. In questo film ( eh si perchè il personaggio compare in altre 4 opere con età e professioni diverse ) è un professore di matematica trasferitosi da poco nella capitale ed ha un hobby particolare: osservare la gente.
Da subito si rimane affascinati da questa fragile e controversa figura, nevrotica e ossessiva, sensibile e invadente la cui unica occupazione è l'analisi delle relazioni tra uomo e donna, tanto da tenerne uno schedario. Non a caso il nostro è un professore di matematica, infatti logica e raziocinio dominano nella sua vita e così vede il mondo, tralasciando di considerare quello di cui il mondo è fatto: emozioni e sentimenti.
Celebre la scena in cui Apicella è al mare, circondato da coppie impegnate a scambiarsi effusioni, e si sdraia sopra una ragazza, apparentemente sola, intenta a prendere il sole, come se fosse la cosa più naturale del mondo, a dimostrazione della sua estraneità alla vita reale, nonostante si impegni a studiarne ogni minimo dettaglio.
Il messaggio che il regista vuole trasmettere è quello di non preoccuparsi troppo dei formalismi e vivere il tempo sulla Terra senza rimpianti e senza la paura di sbagliare, perchè è vero che se non giochi non puoi perdere, ma non puoi nemmeno vincere.
Maestro Shifu
19:14 Scritto da: maestroshifu in Recensioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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mar 26, 2012
Up and Down
" Solo uno di noi resterà vivo! "
La frase simbolo di Hunger Games si adatta perfettamente a quanto è accaduto nell'ultimo mese al Box Office americano: una sangiunosa eliminazione diretta, tra tre dei numerosi blockbuster previsti per questo 2012, che ha visto come unico grande vincitore il film diretto da Gary Ross, Hunger Games.
Se per Ghost Rider - Spirit of Vengeance non si può parlare propriamente di flop in quanto l'incasso del film, con un Nicholas Cage sempre più in crisi di risultati, è appena al di sotto dei costi di produzione, sapientemente dimezzati rispetto al primo film ( ma se c'erano già le avvisaglie di un insuccesso perchè fare lo stesso il film?), per John Carter, kolossal della Disney, non solo si tratta di un pesantissimo flop, ma anche di uno dei peggiori della storia del cinema. Le cifre sono impietose: 250 milioni di budget a cui vanno aggiunti almeno 120 milioni di dollari per il marketing worldwide contro un incasso, per ora, di soli 234 milioni e, a fine corsa, il film faticherà ad arrivare a quota 300. Un fallimento che ha costretto la casa di Topolino ad annunciare una perdita di 200 milioni di dollari nel prossimo bilancio trimestrale.
L'elemento sorprendente è il fatto che il prodotto di Andrew Stanton ( Alla ricerca di Nemo, Wall-E ) è qualitativamente apprezzabile ed ha ricevuto recensioni incoraggianti, per cui la ragione della debacle è da ricercarsi nell'attività di marketing, incapace di attirare l'attenzione del pubblico di riferimento - la fascia d'età compresa tra i 14 e i 36 anni - e alimentare un passaparola positivo, di vitale importanza per il successo commerciale del film.
155 milioni di dollari in tre giorni: questo è il risultato di Hunger Games, pellicola costata " solamente " 78 milioni che ha già battuto diversi record. L'assenza di titoli forti in programmazione, le ottime recensioni e un'efficace attività promozionale hanno consentito di ottenere il maggior incasso in un week end di marzo, il terzo miglior week end d'apertura di sempre - dietro solo all'ultimo Harry Potter e a The Dark Knight - e il quinto maggior incasso di sempre su un'unica giornata.
Questi esempi dimostrano come nel cinema odierno la remuneratività non è legata solo al film in sé, ma anche ad una serie più o meno vasta di variabili esogene; per questo la tendenza delle case cinematografiche è volta a realizzare prodotti a basso budget per recuperare gli investimenti effettuati e se i risultati sono pellicole come The Artist, Il Cigno Nero, Il Discorso del Re, Midnight in Paris ben venga questo orientamento!
Maestro Shifu
20:38 Scritto da: maestroshifu in Le Ultime da Hollywood | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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